SHOWDETAILS
PARIS+LONDON #26

COLLEZIONI DONNA – PRIMAVERA/ESTATE 2019

I particolari delle sfilate di Parigi e Londra nel massimo formato esistente

PARIS
“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”. Lo scriveva il filosofo ed etologo francese Henri Laborit nel suo ‘Elogio della fuga’ ed era il 1976. Non erano tempi tranquilli nemmeno quelli, densi di tumulti e disordini sociali un po’ ovunque ma la verità è che il desiderio di altrove ha sempre accompagnato l’individuo, a maggior ragione in periodi di forti crisi. Dopo più di 40 anni, le ragioni per una fuga ci sono tutte, anche se sempre Laborit ricorda che si fugge per avanzare, non per indietreggiare. E naturalmente si fugge verso paradisi o luoghi mistici o che soddisfano quei desideri inappagati della vita quotidiana, legati all’abitudine, alla mancanza o, al contrario, alla sazietà. Così pure i designer fuggono, o meglio, fuggono le loro menti creative, che hanno già captato da mesi questa voglia di evasione, non legata necessariamente a una mera vacanza. Scelgono l’esotismo perché affascina sempre e perché offre un’infinita gamma di ispirazioni, fatte di colori, trame, fantasie suggestive che vengono dal Nordafrica, dall’India, dal Mediterraneo o da un atollo sperduto del Pacifico. Le Fughe gratificano perché danno l’illusione di una ricerca continua, di un traguardo da raggiungere, di un obiettivo mutevole che riempie i vuoti della vita. Ed entrare nella macchina del tempo per uscirne in uno storico club aperto tra i ’70 e gli ‘80, in cui si lascia la propria identità per assumerne un’altra o, in alternativa, per diventare davvero ciò che si è, può rappresentare anch’essa una fuga, forse più mentale che fisica oppure, addirittura, nostalgica, per chi quel tempo l’ha già vissuto o non l’ha vissuto mai. Nightclub è lo chic che si scontra con la cultura underground, la stravaganza insieme all’eleganza couture, fatta di maxi-spalle e maniche ariose, di superfici satinate o iridescenti, di mix & match forsennati, di sessualità liquida che libera dalle regole dell’abbigliamento di genere. E a proposito di fluidità di genere, Maschile al femminile esprime proprio quel desiderio di andare oltre muri e divisioni, perché un completo sartoriale non sia più appannaggio del vestire classico di un uomo ed entri nel guardaroba di una donna esattamente come fa un top di seta o una gonna floreale.

MUST-HAVES
Capi: completo pantalone, blazer, soprabiti extralong, top cropped, T-shirt, camicie maschili, long dress fluidi, gonne sarong, pantaloncini da ciclista, micro-shorts, jumpsuit, lingerie a vista, cinture in corda, copricapo voluminosi (soprattutto in paglia), cappucci, sandali bassi a fascia, scarpette ginniche/da ballo, mini-bag, borse a mano, gioielli etnici/amuleti, collane a catena.
Materiali: denim (anche sbiancato), pizzo, cotone, tessuti laminati, jersey, pelle.
Dettagli: elementi beachwear e sportswear, dettagli bohémien, influenze anni ’70 e ’80, intimo a vista, mono-spalla, maxi-spalle, maniche gonfie, vita alta, sovrapposizioni, asimmetrie, destrutturazioni, artsy, lavorazioni a uncinetto, pannelli, mix & match, trasparenze, velature, tasche, spacchi, frange, fiocchi, piume, paillette, lacci, nodi, corde, coulisse, zip, drappeggi, plissé, ruche, balze, reti, patchwork, ricami, motivi etnici, pattern floreali, tie-dye, fantasie foulard, pois, animalier, loghi, check, iridescenze, lucidità, bagliori metallici.
Colori: nero, bianco, neutri pallidi, celeste, carne, varie tonalità di giallo, rubino, rosa, pervinca, lilla, blu denim, blu royal, kaki, argento.

LONDRA
Londra traccia un’anatomia dei sentimenti. Propone un défilé di rara intensità che sa decifrare le sfumature delle emozioni. Organza, lino, raso, pelle: ogni elemento visivo diviene lettera di un alfabeto tessile. Esprime, racconta. La scelta dei colori, di stampe e ricami, rende palpabile la complessità dell’animo umano. Gli indumenti sono versi lievi, canti dell’attesa, oppure abissi indecifrabili. Portano il mistero della vita, della psiche, il nocciolo caldo dell’esistenza.
L’universo materico di Chalayan viaggia da Oriente ad Occidente, per trovare una risposta al mistero della felicità. Compone una collezione che è filosofia tattile e visuale: schemi essenziali, reticolati di tessuti, ma anche drappeggi, forme fluide, volumi sinuosi. Esplora le luci e le ombre dell’animo umano, i bianchi, i neri, tutte le gradazioni degli umori e dei grigi. Simone Rocha porta in passerella donne velate, donne oscure, donne del lutto e del dolore. Sono vedove vestite di seta goffrata, di ricchi broccati e di tulle. Cupe, coprono le spalle con preziosi scialli ricamati. Austere, portano al collo bavaglini inamidati. Victoria Beckham compone un canto del raccoglimento: una collezione votata alla pulizia, minimale, misurata, senza eccessi, pura, dai lunghi abiti notturni, silenzio nero. Burberry plasma il rigore mentale, l’equilibrio formale, la sobrietà. Celebra l’esattezza dei colori profondi, del cemento, dell’ardesia. Jasper Conran semina parole sopra le stoffe e i tessuti, lascia spazio alle geometrie dell’alfabeto, sillabe XXL. Scrive “Equality not Minority”, codici di pensiero, lettering in bianco e nero. Christopher Kane sonda l’abisso, il tormento, l’ultimo battito. L’istinto animale alla sopravvivenza. Plasma asimmetrie, drappeggi, volute, sbiechi, corpetti, corazze, bagliori. Roland Mouret esplora le sfumature della seduzione: spalle scoperte, schiene a vista, scollature profonde, trasparenze ammiccanti. Ossessione e perversione tingono la palette di Gareth Pugh: copricapi fetish, kimono in pelle, trench metallici, tailleur inquieti. Per un incubo metropolitano, teatrale, denso di drammaticità. Poi le nuance divengono più chiare, lo spirito si rasserena. Mary Katrantzou mette in scena una wunderkammer, un mondo immaginifico, ricco di farfalle, boccioli, frammenti d’arte, fragranze, memorie. Lo sguardo di Delpozo si volge verso la bellezza del glicine, la poesia dell’orchidea. Delicatezza, fragilità, cura. Fioriture crescono sulle spalle e sul capo, come sculture, corolle d’organza, volant, balze, ricami, bagliori, trasparenze. Libertà ed espressività riverberano nella collezione di Roksanda, tra blazer oversize, giacche di lino, rigature variopinte, sagome danzanti, maniche vaporose, dai toni caldi, curcuma, corallo, ocra, pesca. Quiete è la parola chiave di JW Anderson, che dà vita ad indumenti dall’allure rilassata, spontanea. Frange e bordi irregolari gocciolano dalle maniche, gonne e pantaloni sono ampi, le sagome allungate, i colori neutri. La passerella diviene il territorio dei sentimenti, lo spazio in cui può vibrare una grammatica interiore. Artigianalità, sartorialità e innovazione compongono così un lessico emotivo, un racconto poetico, tra le luci e le ombre del mistero umano.

MUST-HAVES
Capi: abiti fluidi, pepli, tuniche, sottovesti, slipdress, bustier, corpetti, giarrettiere, kimono, gonne longuette, pantaloni ampi, a palazzo, suit, tailleur, trench, giacche doppiopetto, baveri vittoriani, cappelli, ventagli.
Materiali: pizzo, uncinetto, macramè, tulle, chiffon, organza, raso, seta goffrata, broccato, lino, cotone, pelle, pitone, vernice, plastica, PVC.
Dettagli: stratificazioni, trasparenze, asimmetrie, arricciature, scollature a V, schiene a vista, spalle scoperte, maniche rimboccate, a campana, a sbuffo, a palloncino, spacchi, patchwork, toppe, distintivi araldici, frange, bordi irregolari, balze, volant, cordoni, nastri, cinghie, nappe, pietre, cristalli, fibbie, paillette, strass, specchi, stampe d’arte, quadri, dipinti, ritratti, pattern leopardati, zebrati, muccati, con farfalle, fioriture, colature, righe.
Colori: neutri, biologici, ocra, nocciola, crema, pistacchio, melone, pesca, rosa pallido, lilla, malva, menta, azzurro polvere, cobalto, acciaio, curcuma, corallo, ruggine, rame, pomodoro, fucsia, smeraldo, cemento, ardesia, grigio fumo, nero, bianco.

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