SHOWDETAILS
MILANO+NEW YORK #28

COLLEZIONI DONNA – AUTUNNO/INVERNO 2019.20

I particolari delle sfilate donna di Milano e New York nel massimo formato esistente

MILANO
Milano prende la forma del racconto. Aderisce alle pagine, scrive, descrive, riscrive. Le collezioni sono script cinematografici, sceneggiature, partiture per voci sole. Soggetti principali. Monologhi. Storie. Fiabe. Narrazioni. Le parole vengono cucite nei tessuti, sono imbastiture, rammendi, ricami. Gli abiti sono alfabeti visivi, sillabari materici, lirici, poetici, densi di idee, immagini, suggestioni. Stilisti e designer compongono il proprio testamento vestimentario, un abbecedario di stimoli tessili, spirituali e sartoriali. Ogni artista battezza la propria opera ed ogni collezione possiede un titolo, un nome, del tutto simile ad un’idea di libro, di romanzo, di pellicola, di concept album. Crescono i suoni in passerella. Riff distorti. Chitarra. Basso. Batteria. Il défilé annuncia un elogio alla musica e al disordine. Presenta i caotici spartiti di un Grunge Elevato. Rivela piercing, borchie, catene e lucchetti. Ostenta tessuti strappati e broccati. Sete e spille. Tartan e cinghie si intrecciano, si sovrappongono, si inseguono, come stratificazioni polifoniche. Un richiamo agli anni Novanta pervade la passerella, è un riverbero, è la riflessione di un’onda sonora ed estetica. Il racconto continua. Si fa docile, lieve. Piccolo, delicato. Si fa minuto. Adatto ad essere custodito dentro un portagioie. È una ninnananna. È una fiaba del risveglio. È un Carillon. È la stanza delle bambine. È la culla per le bambole di porcellana. Una wunderkammer. Eteree damigelle scendono in passerella. Hanno la pelle chiarissima, simili alle donne di Botticelli. Danzano, volteggiano, tra perle e velluti, come ballerine di romantiche scatole armoniche. Intimità ed eternità. Le storie si cristallizzano poi sulla pelle e sul cachemire. Resistono al gelo, al tempo, alla dimenticanza. Milano racconta l’estremo Nord, il Mar Glaciale Artico, una nuova Artide Pop. La passerella ghiaccia. La luce richiama l’aurora boreale, volute del cielo d’inverno, riflessi magenta, verde intenso, arancio, turchese. L’alba e il sole di mezzanotte. La linea luminosa che rimane sull’orizzonte. Una storia che non conosce fine. Un filo, che lega i margini del panorama ai margini della pagina. Una trama senza confini. Un’attitudine alla letteratura. Poesia materica.

MUST HAVES
Capi: trench, cappotti, piumini, mantelle, poncho, parka, felpe, cardigan, pull, blazer, smoking, bluse, suit, pantaloni a gamba larga, pencil skirt, minigonne, minidress, long dress, slipdress, baby doll, bustier, lingerie, veli, sciarpe, chador, cinture obi.
Materiali: broccato, tappezzeria, velluto, cachemire, alpaca, lana giapponese, feltro, tweed, check, tartan, pied-de-poule, denim, pelle, rettile, suede, zebra faux, ecofur, shearling, pelliccia, pizzo, tulle, seta, raso, lurex, latex, nylon, plexiglas, ecopiuma.
Dettagli: destrutturazioni, asimmetrie, drappeggi, rigonfiamenti, imbottiture, volumi XXL, spalle definite, vita stretta, sfilacciature, sfrangiature, piume, catene, borchie, piercing, fibbie, maxi zip, perle, paillette, cristalli, fiocchi, stampe floreali, rose, campanule, germogli, Frankenstein, Walt Disney, Biancaneve, banconote, cuori, motivi pixel, animalier.
Colori: preziosi come smeraldo, giada, zaffiro, quarzo rosa, ametista, rubino; primari come rosso, giallo, blu, pop, arancio, fucsia, lime; naturali come vaniglia, mostarda, tabacco, ghiaccio, platino, nero, bianco.

NEW YORK
Chissà perché si è abituati ad associare l’inverno ai colori scuri e a quelli neutri, come se il freddo o la mancanza di luce influenzassero anche le scelte cromatiche, mentre dovrebbe essere proprio il contrario, indossare cioè tinte accese ed energiche per combattere l’introversione della stagione. Devono averlo pensato a New York, dove le sfilate per il prossimo Autunno/Inverno hanno sancito una chiara propensione per il colore, quello vero, vibrante, che illumina il viso e trasmette calore, anche nella più gelida giornata newyorchese, che l’inverno lì non scherza, con le sue tempeste di neve e temperature a picco. E insieme al tripudio cromatico si è fatta strada una spinta decorativa che è anch’essa, almeno nel pensare comune, una prerogativa della bella stagione, quando i fiori che sbocciano viene voglia di portarseli addosso, insieme magari a motivi che sanno d’Oriente. Carolina Herrera, per mano di Wes Gordon, imprime questa sferzata cromatica e decorativa già dal primo look, con una luminosa stampa floreale in giallo-azzurro su un arioso long dress a trapezio, introducendo anche un altro tema caldo, non solo di queste sfilate ma anche di quelle aldilà dell’oceano: l’oversize. Volumi pompati all’inverosimile li propone Marc Jacobs, su capospalla e abiti ulteriormente enfatizzati da crinoline, cui si aggiungono motivi animalier, cascate di piume, balze e ruche. Embellishment à gogo e tonalità vibranti sulla passerella di Cynthia Rowley, che propone una serie di cocktail ed evening dress dal gusto Seventies, epoca ancora prepotentemente in auge e che influenza anche le collezioni di Kate Spade New York, altrettanto intrigata da nuance accese che vanno dal giallo al verde smeraldo al viola, su fantasie animalier e superfici satinate. È ammaliato dagli anni ’70 anche Michael Kors e soprattutto da quel lato glam rappresentato dai frequentatori dello Studio 54, di cui egli stesso faceva parte e che traduce con look stratificati su cui spiccano faux-fur voluminose, boa di piume finte, pezzi militari, stampe floreali e iridescenze date da paillette e tessuti laminati. Ancora vivacità decorativa e cromatica da Coach 1941, per una collezione ispirata ai disegni a piccolo punto e al lavoro a maglia dell’artista americano Frank Havrah “Kaffe” Fassett, quindi fantasie quasi psichedeliche su abitini in chiffon portati con giacche e gilet in shearling o eco-pelliccia e con bermuda over in un gioco di sovrapposizioni che crea allegria e dinamismo. Riferimenti artsy che duettano con colori e fantasie anche sulla passerella di Tory Burch, che dedica la collezione alla pura creatività che si respirava al Black Mountain College, scuola innovativa fondata nel 1933 in Carolina del Nord, frequentata da molti artisti dell’epoca. Quindi tante gonne e abiti fluidi e stampati dal tocco vintage portati con shearling e stivali patchwork. Si mantiene su una palette più pacata, con qualche guizzo dorato e giallo senape, il duo di Proenza Schouler ma la sartorialità oversize che caratterizza la collezione ricorda come blazer, completi maschili e cappotti siano ancora parte preponderante del guardaroba femminile, e così la maglieria, qui in versione decostruita, prerogativa del marchio, ma in generale corposa, spesso a collo alto, perché d’inverno si può pure variare con i colori ma meglio tenersi caldi con un bel pull avvolgente.

MUST-HAVES
Capi: completi maschili, blazer, coat extralong, shearling, trench, eco-pelliccia, piumini, long dress con tocco rétro, pantaloni ampi, bluse accollate, maglieria, dolcevita, pull a collo alto, bustier, cinture in vita, fusciacche, platform, stivali di varie lunghezze, doppie borse, catene.
Materiali: velluto, fustagno, pelle, eco-pelliccia, tessuti maschili, lurex, raso, maglia.
Dettagli: elementi bohémien, militari, workwear, sartoriali, vintage, oversize, sovrapposizioni, decostruzioni, knitwear, maxi-spalle, collo alto, asimmetrie, colli vittoriani, maniche ampie, svasature, scolli a V, mono-spalla, vita alta, trapuntature, arricciature, pieghe, tasche, inserti di pelliccia, patchwork, ricami, ruche, volant, balze, drappeggi, nodi, lacci pendenti, frange, piume, paillette, animalier, check, stampe floreali, motivi etnici, bagliori metallici, satinature, iridescenze.
Colori: nero, grigio, bianco, viola, lilla, blu, rosso, varie sfumature di giallo, tonalità di verde, fucsia, multicolor, toni metallici .

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