SHOWDETAILS
MEN #24

COLLEZIONI UOMO – PRIMAVERA/ESTATE 2019

I particolari delle sfilate uomo nel massimo formato esistente

Quando torna qualcosa, torna tutto insieme, come con i ricordi che ci sorprendono all’improvviso, nitidissimi, ricordi di cui sentiamo perfino gli odori o le sensazioni. È un po’ così anche con le decadi che tornano a stagioni sulle passerelle e che di quelle si riprende tutto, a scatola chiusa, anche le cose non proprio eleganti, piuttosto di cattivo gusto. Ora e da qualche stagione, con gli anni ’80 lì a ricordarci edonismo ed eccessi, sono tornati anche loghi e slogan, elementi massimi di narcisismo e di autoaffermazione, sia per i marchi da essi rappresentati, sia per chi quei simboli li indossa, spesso sparati a caratteri cubitali e colori forti, soprattutto su T-shirt, felpe e accessori. Rappresentando un brand, il logo è, in un certo senso, il suo primo testimonial pubblico, sociale; chi sceglie un capo, magari logato in stile ‘tabloid’, sceglie lo stile di quel marchio, il suo messaggio, i suoi codici, fa propri in un certo senso i suoi valori, come se fosse un segno di appartenenza a una certa tribù, piuttosto che ad un’altra. E questo è rassicurante, almeno dà la sensazione, certo effimera ma già è qualcosa, di esistere e farsi riconoscere in una società sempre più liquida, veloce che ha bisogno di forme e simboli concreti per contrastare il bombardamento di immagini e informazioni che rendono la memoria stessa labile e confusa. E poi, ecco, è la moda, sistema esso stesso via via più liquido, disperatamente dipendente dai bisogni sempre nuovi e sempre diversi di Millennial e Centennial, cui si adegua come fossero dei moderni principi un poco dispotici, a voler cercare e trovare nei loghi un punto di riferimento, se non di partenza, per fare tabula rasa e ricominciare da zero. Con slogan e scritte, Logomania è tutto questo e molto di più, come i colori al neon, altra traccia targata Eighties, le superfici lucide e/o metallizzate, i marsupi e le maxi-fibbie delle cinture, anch’esse logate.

Per tutta risposta, antitesi alla tesi, c’è una tendenza opposta che, stanca di trasformare gli uomini in manifesti pubblicitari ambulanti dentro tute sportive e uniformi da lavoro, li rivuole un po’ più classici e magari anche un poco romantici.
Men’s Couture suona forse più come esperimento che come vera tendenza ma non sono pochi i designer che importano forme, materiali e dettagli dell’alta moda femminile nel guardaroba maschile, anche dagli archivi e da altre epoche.

Forse, tra i due opposti, fa ancora bene chi cerca, e trova, una giusta via di mezzo negli Ibridi Sartoriali che non demonizzano lo streetwear ma nemmeno vi cedono totalmente, anzi, prendono da ogni categoria del vestire maschile ciò che serve: un po’ di tasche, una T-shirt, qualche motivo floreale, linee ampie e linee accostate, tinte accese e tinte neutre, perché tante sono le età dell’uomo e tanti i caratteri come gli stili. Così non si scontenta nessuno. 

MUST-HAVES

Capi: completo sartoriale, blazer over (portati a pelle), trench, anorak, tute sportive, felpe, T-shirt, maglieria, camicie rivisitate, gilet tecnici, track pants, jeans, shorts, sneakers, sandali a fascia, calzini in vista, cinture a cartucciera, borse a mano, marsupi, zaini, cappucci, cappelli da pescatore.

Materiali: tessuti tecnici, mesh, nylon, PVC, denim, pelle, raso, seta.

Dettagli: elementi sportswear, workwear e streetwear, sovrapposizioni, decostruzioni, volumi over, tagli couture, stropicciature, trasparenze doppiopetto, mix&match, risvolti, spacchi sugli orli, tasche utility, imbracature, zip, coulisse, bande laterali, lacci volanti, cinghie, corde, elastici, inserti a contrasto, patch, ricami, borchie, loghi, statement, stampe tabloid, animalier (pitone soprattutto), check, fantasie floreali e hawaiane, pois, righe, motivi cartoon, grafismi, fotografie digitali, stampe toile de Jouy, camouflage, effetti lucidi.

Colori: tinte fluo, bianco, écru, rosso, varie sfumature di verde, giallo acceso, arancio, blu, tinte sabbiose.

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