SHOWDETAILS
PARIS+LONDON #25

COLLEZIONI DONNA – AUTUNNO/INVERNO 2018.19

I particolari delle sfilate di Parigi e Londra nel massimo formato esistente

PARIS

Arte e moda, fonti inesauribili d’ispirazione che si contaminano a vicenda; non si contano le collaborazioni tra artisti e designer e spesso i designer sono essi stessi artisti, basti pensare a quante mostre e retrospettive i musei più importanti dedicano loro. Perché a volte un abito può essere una vera e propria opera d’arte, qualcosa che, più che indossare, si fruisce e si ammira per la bellezza, la perfezione o l’imperfezione voluta, l’armonia o la disarmonia, appositamente cercata, di forme, linee e colori. Un rapporto, quello tra arte e moda, sviluppatosi soprattutto nel secolo scorso con evoluzioni, svolte, battute d’arresto anche, in concomitanza con i cambiamenti della società e, di conseguenza, dei costumi e che ha raggiunto il proprio apice negli anni ’80, quando le istituzioni d’arte hanno appunto aperto le porte ai designer, legittimandone l’operato, come ha fatto ad esempio il Metropolitan Museum di New York nel 1983 con Yves Saint Laurent. Ma è di certo il mondo della moda che trova nella produzione artistica un pozzo senza fondo cui attingere e lo dimostrano le tante collezioni che sulle passerelle parigine hanno come ispirazione la tal corrente o il tal artista. Mood-Arte esprime questa molteplicità d’influenze che in più collezioni convergono nell’Art Brut, quell’insieme di lavori “creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri e autentici” e spesso realizzati da autodidatti, carcerati e malati mentali. Motivi stilizzati, linee e grafismi ‘grezzi’, materiali ‘poveri’ compongono le superfici come fossero tele oppure si combinano con altre fantasie ed elementi decorativi, dando vita a collage psichedelici. Guardare al passato, soprattutto al ’900, significa ispirarsi anche alle sue Decadi, iconiche quanto gli stili che le hanno contraddistinte. Ancora in forte tendenza i ’60 e ’70, soprattutto perché quest’anno cade il cinquantenario della contestazione, ma anche gli ’80 con punk e massimalismo che ispirano eccessi in volumi, tonalità e iridescenze. Mentre il Sartoriale Femminile resta un punto fermo, irrinunciabile perché classico ma aperto a reinterpretazioni e connubi accattivanti, come quando duetta con l’intimo. Solido e strutturato, esprime la nuova ondata di femminismo nata a difesa del corpo delle donne.

MUST-HAVES
Capi: completo maschile, blazer, cappotto extralong, parka oversize, piumini, shearling, ‘mantelle-coperta’, dolcevita, maglieria, corpetti e bustier, intimo a vista, pantaloni classici, pantaloni in pelle, gonne a matita, abiti lunghi stile vittoriano, stivali (soprattutto da cowboy) e stivaletti, foulard coordinati, maxi-sciarpe, guanti lunghi, cappelli di vari tipi,  borse con le frange, tracolle, borse a mano, collane a catena.
Materiali: pelle, eco-pelliccia, velluto, PVC, denim, tweed, pizzo, maglia, cachemire, lurex, broccato.
Dettagli: menswear, elementi artsy, dettagli western, abiti sopra i pantaloni, destrutturazioni, asimmetrie, stratificazioni, oversize, fodere a contrasto, maxi-spalle, colletti alti, patchwork, frange, bottoni, zip, piume, catene, ricami preziosi, cristalli, paillette, applicazioni, inserti a contrasto, trasparenze, trapuntature, imbottiture, drappeggi, check, animalier (soprattutto maculato e pitonato), righe, effetti ologramma, grafismi, stampe floreali, motivi organici, loghi, slogan, luminosità, iridescenze, bagliori metallici, dorature.
Colori: nero, champagne, grigio, arancio, viola, verde chartreuse, rosa polveroso, fucsia, blu, marrone, cannella, giallo, argento.

LONDRA  

Crescono ovunque, le ombre. Disorientano, inquietano. Si impadroniscono della passerella di Londra, invadono gli spazi. Conquistano gli abiti, i tessuti. Plasmano le forme. Nascondono, celano. Adombrano, velano. Compongono un’eclissi materica. Parlano il linguaggio dell’assenza, evocando lo scorrere del tempo, i cicli del sonno e della veglia. È l’estetica dell’oscurità. L’oblio. Simone Rocha veste le sue donne di lutto e sontuosità. Sono dame del buio, vergini della notte, coperte da neri manti di pelliccia. Fastose e tragiche, sono ancelle del crepuscolo, tra romanticismo e decadenza. Abitanti della notte sono le muse di Gareth Pugh: feline e plutoniche, provocanti. Eroine vestite di pelle, vinile, plastica, pelliccia. Protette da nere armature. Ammiccano, feriscono con i loro abiti taglienti, involucri futuristici, oscuri. Languide. Intriganti. Seducenti. Le donne di Christopher Kane si svelano e si nascondono, mostrano squarci di pelle, indossano gabbie preziose, e subito si coprono con grandi maglioni avvolgenti, torbidi, caliginosi, ma ricoperti da bagliori, come scie di comete, pioggia argentea di una notte di gelo. È la stagione della tenebra, di nebbia e ghiaccio. È il tempo dell’inverno. Roland Mouret forgia velluti corposi, a coste, dai colori saturi, bordeaux e antracite, per giacche doppiopetto, trench lunghissimi, cappe. Veste la femminilità, la rende evanescente e plumbea, la ricopre di tessuti tappezzeria sfrangiati. Le dona movimento e sinuosità. È la fine del giorno, l’era del cordoglio. Il compianto di ogni chiarore. Chalayan posa un velo sul capo. Veste la donna di nero, come una vedova dalla purezza intatta, una sposa notturna. Essenziale, incontaminata. Corvina nei tessuti, ma dalla pelle diafana, lattea, d’alabastro. Il défilé diviene un’esperienza di tenebre e di albori. Di vespri e luci mattutine. Lentamente la notte lascia spazio all’aurora. Si intravedono i colori di un giorno che nasce. Mary Katrantzou accende i primi lumi. Le sue creazioni sono docili riverberi, abiti a forma di paralume, tende vittoriane dai riflessi luminescenti. I velluti e i ricami si intrecciano, in una sinfonia di buio e fulgore. L’alba sorge con Delpozo. È fresca e fragile, è una brezza leggera. Ha i colori della rugiada e della brina, un clima mite, dalle nuance della vaniglia, del fiordaliso. I boccioli si schiudono, le fioriture si risvegliano. L’inverno incontra il primo sole, si lascia scaldare. Passano i minuti, come note di colore, come rampicanti, germogli. È la grazia del tempo che passa, la bellezza delle tradizioni. È il tè delle cinque, è una festa in giardino. È la filosofia di Mulberry, che compone un’ode ai riti inglesi, tra sete impalpabili, completi in lino, panneggi, balze, composizioni di cristalli. È la pioggia di Burberry, che attraversa l’aria e la terra, il sole e la tempesta, il gelo. È la mano di  Christopher Bailey che compone arcobaleni, segue i rovesci e i segni mutevoli del cielo, che riporta la notte su ogni tramonto, come un manto di tulle nero sopra ad un abito variopinto. È la circolarità degli eventi, la cerimonia del giorno, il fascino della rotazione terrestre, la danza di tutte le ventiquattro ore, il ritorno della sera. Della notte. Di ogni ombra.

MUST HAVES
Capi: cappotti, piumini, mantelle, giacche militari, biker, cardigan, maglioni over, abiti scultorei e voluminosi, slip dress, pantaloni a vita alta, gonne lunghe, a pannelli, a portafoglio, bustini, corsetti, davantini, pettorine, guanti da lavoro.
Materiali: pelle, vernice, vinile, pelliccia, montone, knitwear, filati rustici, alpaca, mohair, cachemire, tartan, gessato, velluto a coste, tappezzeria, broccato, lino, seta, raso, pizzo, organza.
Dettagli: volumi over, sovrapposizioni, effetto patchwork, linee rigorose, spalle accentuate, squadrate, cintura in vita, vita alta, spacchi molteplici, scollature profonde o castigate, maniche a pipistrello, drappeggi, balze, ruche, volant, plissé, orli irregolari, frange, nastri, fiocchi, nodi, ricami, cristalli, strass, paillette, stampe floreali, impressioni naturalistiche, Paisley, d’archivio, collage, animalier, pois, righe, slogan, loghi.
Colori: vigorosi, vermiglio, blu Klein, zaffiro, viola, giallo sole, arancio vivo; pastellati, rosa confetto, carta da zucchero, menta, malva; naturali, verde salvia, oliva, ardesia, corda, avorio, coccio.

 

 

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