MONOGRAPH
CHANEL

COLLEZIONI DONNA – 2001>2010

Tutte le uscite delle sfilate Chanel 2001>2010

Lei, di origini umili e vagabonde, cresciuta in un orfanotrofio, sempre amante e mai moglie dei suoi compagni di vita. Francese tout court, rivoluzionaria dei costumi, protagonista di clamorosi successi e insuccessi. Lui, tedesco di Amburgo, suo padre tycoon del latte condensato; enfant gâté, racconta di essere nato in un castello con numerosi camerieri, di aver preteso un valletto all’età di quattro anni e, poco dopo, una bicicletta diversa per ogni giorno della settimana. Mai frequentati i mezzi pubblici o i supermarket, sempre al vertice del fashion world, mai sbagliata una mossa in oltre settant’anni di età.
Coco (Gabrielle) Chanel e Karl Lagerfeld non potrebbero essere geneticamente più diversi, né si sono mai incontrati. Eppure, mai come nel loro caso, il secondo ha saputo “reinventare” la prima assumendo l’anima di un brand ingombrante come Chanel senza perdere un briciolo di riconoscibilità propria come Lagerfeld.
Se Mademoiselle scioccava la jeunesse dorée del primo Novecento nella residenza di campagna del suo nobile bel ami indossando cardigan e calzoni da uomo, Lagerfeld nelle stanze a stucchi dorati del suo hotel particulier parigino disegna e firma nel 2004 una collezione per il mass market, la catena H&M, scandalizzando la haute couture ma creando un precedente di successo per molti altri stilisti.

Se lei, una volta diventata ricca e famosa, mantiene artisti avant-garde come Diaghilev e Stravinsky, lui invita in prima fila alle sue sfilate cantanti rock “maledetti” e stelle pop come Lily Allen, intuendone al volo la portata mediatica sulle generazioni più trendy a cui l’universo fashion sente eternamente di appartenere. Entrambi lavoratori instancabili per istinto e per passione («ciò che mi piace del lavoro è il lavoro», sentenzia lui), entrambi paladini della magrezza: Coco afferma (come Wallis Simpson) che «non si è mai abbastanza ricche e abbastanza magre», Karl perde 42 chili per entrare nei jeans asciuttissimi che non mancano mai nelle sue collezioni («per sopravvivere – dice – devi essere la tua propria tendenza») e oggi non concede altro lusso al palato se non un bicchiere di Diet Coke.

Quando nella primavera del 2001 Lagerfeld propone una moda spettinata e sfacciata perché bisogna «osare, osare, osare», è già da quasi vent’anni al timone creativo di Chanel e sembra che il suo estro versatile abbia ancora molto da inventare. Infatti disegna anche il prêt-à-porter di Fendi e la sua linea eponima Lagerfeld Gallery, è fotografo di moda ed editore con l’etichetta 7L. Sotto la guida di Karl, i completi smilzi e bon ton di Coco Chanel sono diventati altra cosa: si sono accorciati e sono stati contaminati dall’aerobica, dal grunge e dallo street style, dai decori barocchi e dal jeans, eppure hanno magicamente mantenuto l’unicità e la snobbery anticonformista di Mademoiselle, oltre alla lavorazione sartoriale e al prezzo elevatissimo. La griffe di rue Cambon rinnova continuamente il mito dei propri simboli – dalla camelia ai fili di perle finte – e si mantiene al di sopra di ogni svendita, di ogni copia (a quintali nei paesi asiatici), di ogni industrializzazione selvaggia. Può permettersi di mantenere in vita e far coltivare tra le colline di Grasse (non in Turchia o in Bulgaria dove il lavoro costa meno e la qualità del fiore è inferiore) cinque ettari di gelsomini e cinque di rose centifolia per distillare “l’assoluto” dell’intramontabile Chanel n°5, di bloccare il Grand Palais per una settimana quando deve allestire le sue sfilate, di restare finanziariamente indipendente da qualsiasi gruppo del lusso internazionale. Ma quando è necessario cambiare volto non esita a chiudere il contratto più che decennale con Carole Bouquet, icona di Francia, per passare alla più giovane e intrigante Anna Mouglalis. E se si tratta di mandare in passerella una motociclista in total leather la propone con lingerie a vista, stile boudoir.

È firmato Chanel il guardaroba cinematografico di Fanny Ardant che interpreta Maria Callas nel film del 2002 girato in occasione del 25esimo della morte della cantante, ma anche il canotto e l’aquilone che le fan della doppia C potranno esibire in spiaggia l’anno seguente, così come la tuta da sci e la bici-snowboard che porteranno d’inverno sulle piste di Sankt Moritz. Sono idealmente sempre più giovani e sportive le clienti Chanel, almeno nella fantasia di Lagerfeld che a loro, le “signorine tweed”, dedica una nuova fragranza, leggera e fruttata, chiamata Chance. Ma è sul masterpiece della maison, lo Chanel n°5, che si prepara il coup de théâtre. Nel settembre del 2005 infatti compare in passerella, a braccetto di Karl, la statuaria Nicole Kidman, tanto ammirata e fotografata da far ingelosire Naomi Campbell che gira i tacchi e se ne va. La presenza dell’attrice tuttavia non è un capriccio dello stilista; è l’annuncio del mega spot che uscirà a novembre per reclamizzare il profumo. Costato 18 milioni di dollari, è girato da Baz Luhrmann che ha appena diretto la Kidman con grande successo in Moulin Rouge. Lo short movie è un concentrato di lusso e seduzione che vede l’attrice in corsa nella notte di Parigi, avvolta in un abito rosa con strascico di (leggenda vuole) 15 chili, oltre che in una evanescente nuvola di numéro cinq. Grande celebrazione di Coco Chanel anche l’anno successivo, quando il Metropolitan di New York le dedica la sua annuale esposizione sulla moda: una retrospettiva che ripercorre e analizza l’impatto del brand sul proprio tempo dagli anni d’oro di Mademoiselle alla rinascita firmata Lagerfeld. Nel 2007 il kaiser si riprende la scena a tutto campo: dalle sfilate sempre più osannate alla macchina fotografica messa all’opera per Playboy, fino al documentario Lagerfeld Confidential che filma la sua routine quotidiana nello studio ingombro di libri e inaspettatamente disordinato, nelle sale prova delle première, nei set fotografici e durante le parche cene, spesso solitarie, in cui è ripreso di spalle, forse per non rivelare i segreti della sua riconquistata silhouette. Altri segreti racconta invece il libro di Alicia Drake, A beautiful fall, dedicato agli anni ’70 di Lagerfeld e Yves Saint Laurent nella Ville Lumière, ma si tratta di pagine non autorizzate che kaiser Karl infatti non gradisce, trascinando l’autrice in tribunale. Le soddisfazioni gli arrivano in compenso dal cinema, dove Coco vive una stagione di gloria: ben tre film dedicati (nel 2008 e 2009) alla storia umana e professionale della couturière. Il primo, per la Tv, vede come protagonista Shirley MacLaine, il secondo, girato da Anne Fontaine, affida ad Audrey Tautou il ruolo di Coco e il terzo, di Jan Kounen, sceglie Anna Mouglalis, già volto della maison per la gioielleria, come reincarnazione della creatrice francese. È su Tautou tuttavia che la maison decide di puntare per il nuovo spot del n°5, affidandolo alla regia di Jean-Pierre Jeunet e alle note di I’m a fool to love you di Billie Holiday. Un gioco di sguardi sull’Orient Express che esalano un aroma di mistero, nostalgia, coquetterie e romantica nonchalance. Il 2008 è anche il grande anno della 2.55 (sigla della sua data di nascita avvenuta nel febbraio 1955), la borsa a tracolla matelassé con le catene dorate che dagli anni ’50 completa il guardaroba della donna perbene e oggi anche quello della giovane fashion addicted. Per una celebrazione all’altezza di tanta storia la maison chiede all’architetto Zaha Hadid di disegnare un museo “portatile”, una struttura itinerante dalla forma futuristica che si estende su settecento metri quadrati, lo Chanel Contemporary Art Container. All’interno, le opere di diciannove artisti internazionali dedicate alla borsetta. Inaugurato a Hong Kong, il gioiello architettonico gira il mondo fino al 2010 toccando Tokyo, New York, Los Angeles, Londra, Mosca e Parigi.

Le collezioni con la doppia C nel frattempo esplorano diversi panorami e orizzonti, dalle periferie urbane brumose e un po’ fané dell’autunno/inverno 2008.09 alla campagna fiorita della primavera/estate 2010, fino all’iperbolico igloo costruito con 240 tonnellate di neve ghiacciata fatta arrivare dalla Groenlandia che incornicia le donne-yeti impellicciate dalla testa ai piedi nell’autunno/inverno 2010.11. Più spettacoli che défilé, destinati soprattutto alle nuove consumatrici del lusso globale: le giovani ereditiere russe e le principesse mediorientali, le power women cinesi e le ricche brasiliane, tutte affascinate dall’eterno mito di Chanel. E proprio al mito, ma nel più greco-romano dei significati, Lagerfeld dedica la sua interpretazione del calendario Pirelli nel primo anno del nuovo decennio. Le epoche infatti si sovrappongono nella sua visione creativa, come lui stesso dichiara: «non ho nessun senso del tempo, galleggio in uno spazio atemporale».

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