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Editoriale

I ‘derelitti’ di Yohji Yamamoto hanno testa, polsi e polpacci fasciati come dopo un incidente, portano abiti ampi e spiegazzati e, alcuni, barba e capelli incolti. Non si sa se le loro siano ferite d’amore o di guerra e di cosa siano in cerca, forse sono supereroi in missione segreta, comunque il loro vero essere lo camuffano bene sotto stratificazioni e sovrapposizioni ton sur ton in cui prevalgono tonalità scure ma c’è spazio anche per bianchi, cromie sabbiose e sfumature di blu. Le giacche sono lunghe, morbide, portate con camicie altrettanto lunghe e ampie e/o gilet, i pantaloni sono alti in vita, larghi ma corti di gamba, a volte risvoltati, a volte accompagnati da una sorta di grembiule-gonnella, altre caratterizzati da maxi-tasche posizionate in modo insolito.