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Editoriale

Una riflessione sui cambiamenti climatici, sulle estati troppo calde, sulle piogge che diventano uragani e sull’inadeguatezza ad affrontare tali sconvolgimenti. Yohji Yamamoto ricorre alle destrutturazioni estreme e al suo nero proverbiale, tranne che per gli accenti rossi dei capelli e qualche rara iniezione cromatica sugli abiti, per sviluppare un discorso intorno alla necessità di stratificarsi di fronte alle incombenze, per poi liberarsi di quei ‘lembi’ di tessuto di troppo in caso di necessità. Ecco quindi tutta una serie di look costruiti tramite sovrapposizioni, asimmetrie, nodi e drappeggi che proteggono e insieme rivelano il corpo con, in certe mise, un’allure ‘700esca data dall’uso di crinoline che duettano anche con il denim ed effetti tie-dye. Ai piedi sneakers tecniche e stivali da pioggia.