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Editoriale

“Ammiro quelle persone che lavorano seriamente utilizzando il proprio corpo. Viviamo tempi in cui nel mondo del business i soldi chiamano soldi, ed è una cosa che detesto”. Parole di Yohji Yamamoto la cui ultima collezione è un inno ai lavoratori con le loro facce sporche e i capelli arruffati, vestiti di abiti che ovviamente ricordano uniformi e/o divise ma eleganti, dignitosi e costruiti per sovrapposizioni; il blazer ampio sopra maxi-camicie e/o pseudo-grembiuli, comodi completi con panciotto sotto coat oversize dipinti a mano con fodera a contrasto, camici bianchi portati sopra tute-abito con bande frontali spezzate. Tanto nero ma anche fantasie camouflage-biomorfiche, mentre tra gli accessori spiccano grandi guanti da lavoro in pelle, cappelli e solidi boots con strap.