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Editoriale

“Avevo un pezzo di stoffa. Gli orientali, gli antichi Greci lo indossavano, senza cuciture, senza tagli. Le persone oggi non sanno come prenderlo. Non sanno nemmeno come portare un kimono. Volevo mostrargli che è abbastanza semplice. Basta infilare le braccia nelle maniche come un cardigan. Una semplice giacca.” Un lungo ma necessario preambolo per ca(r)pire l’anima della collezione di Yohji Yamamoto ovvero come un fluido pezzo di stoffa (nero) può cadere e drappeggiarsi intorno al corpo diventando un abito. E poi, con qualche manovra in più, trasformarsi in un completo sartoriale o in un kimono in maglia portato con le classiche calzature giapponesi. O in un’avvolgente coperta con le frange. O, ancora, in una sorta di struttura a tendone che ben traduce il complesso processo di costruzione dell’abito.