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Editoriale

Sono abiti da bambola gli abiti di Vivetta. Abiti scrigni. Abiti-wunderkammer, di pizzo, broccato, tulle, velluto, tappezzeria. Abiti dalle mille fantasie floreali, rose, boccioli, campanule bianche, erbe, delicati germogli, rami d’alloro, foglie, bacche. Sono abiti-baule, colmi di sorprese inaspettate, orsetti di peluche, fiocchi oversize, morbide balze, cappelli a tesa larga decorati con perle, orecchini simili a lampadari di cristallo. Sono abiti dalle maniche gonfie, a palloncino, dai giochi di plissé, dalle trasparenze vaporose. Sono abiti dai molti riflessi, con specchi applicati e piccole pietre incastonate. Sono abiti patchwork, dalle nuance vaniglia, cipria, fiori di melo, fiordaliso, verde intenso. Sono bluse dai grandi colletti e dai nastri fluttuanti. Sono cappotti-cuscini, in faux fur, imbottiti, realizzati con federe di raso dolcemente ricamate. Sono ampi capospalla, simili a case portatili, stanze della meraviglia, luoghi ideali per fiabe di stoffa.