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Editoriale

Il sottobosco di Internet è una rete oscura in cui puoi trovare le peggio cose, basta pagarle, in Bitcoin. Demna Gvasalia lo sa e lo considera, giustamente, spaventoso. Ancora più pazzesco è che ognuno lo possa fare liberamente nascondendo la propria identità. Ed è proprio attorno al grande problema dell’identità e dei rapporti con i social che gira la collezione di Vetements. In questo senso la prima uscita è indicativa, un look alla Steve Jobs, dolcevita nero con la scritta: ‘Avvertenza: Ciò che stai per vedere ti disturberà. C’è un lato oscuro per l’umanità che i censori non ti permetteranno di vedere, ma noi lo faremo. Guardalo a tuo rischio e pericolo’. E poi ecco tutta una serie di look da ragazzi di strada rivoltosi, debitamente oversize: felpe con cappuccio, pantaloni cargo, T-shirt su cui spiccano loghi aziendali errati ma riconoscibili, un falso segnale dell’Interpol e altri simboli ‘rovesciati’. E spesso i volti sono coperti da maschere incorporate nei cappucci. Nessuna identità.