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Editoriale

Per questa nuova collezione di Valentino, Pier Paolo Piccioli si muove in due direzioni: la prima è la prosecuzione della collaborazione con il collega Jun Takahashi di Undercover, iniziata con l’ultimo menswear, la seconda è l’ispirazione al Movimento per l’Emancipazione della Poesia nato a Firenze nel 2010 e costituito da un collettivo in cui i poeti rinunciano alla propria identità condividendo le proprie opere per strada e sui muri della città. Piccioli ha commissionato all’artista scozzese Robert Montgomery e ai tre scrittori Greta Bellamacina, Mustafa The Poet e Yrsa Daley-Ward una piccola antologia intitolata ‘Valentino on Love’, i cui brevi testi sono stampati o ricamati sulle fodere dei cappotti, sulle maglie, sugli abiti di varie forme e lunghezze. Dalla collaborazione con Takahashi nasce invece la reinterpretazione pop-punk di una scultura neoclassica del XIX secolo del bacio tra due amanti, con tanto di rose a fare da contorno, che prolifera sotto forma di stampa su capospalla, abiti e persino su qualcuno dei maxi-cappelli a cloche che allungano la silhouette già verticale.