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Editoriale

Partiamo da un dettaglio. Le cuciture di una giacca color cioccolato profondo. Abituati da tempo al gusto imperfetto, all’estetica del non finito, tale impeccabile sutura è segno di un passo diverso. Gaia Trussardi lo ha chiamato Neo-Minimalismo. L’essenzialità ma soprattutto la purezza, l’ipotesi suggestiva di non lasciare nulla al caso, di chiudere la figura in tutti i suoi particolari, di sigillarla in un’atmosfera tremendamente precisa. Laccata, affusolata e aguzza è composta da soprabiti aderenti, abiti dal collo a barchetta con una palette che spazia dal fango all’antracite, dal verde bosco al bronzo soffermandosi sulle tonalità stucco, ghiaccio e cemento. La pelle è un guanto, così aderente al corpo da sembrare una calza. E le radici marziali delle tasche a soffietto e dei cappotti militareschi si smorzano nel pantalone dalla forma anni ’80 con le pince o con una falda a coprire la cintura e nei contrappunti di maglieria soft dei leggings e degli abitini fascianti.