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Editoriale

Con il suo immancabile tocco eccentrico, Thom Browne manda in passerella una riflessione sul sartoriale in chiave womenswear, ovvero tutto il potenziale femminile racchiuso nella struttura degli abiti da uomo su misura. Divisa in tre parti, la sfilata comincia con otto tizi di bianco vestiti, con il viso avvolto dentro a della pellicola trasparente, ‘make-up’ che accompagna anche il resto delle uscite, lunghi copricapo simili a delle tube e maxi-guanti a manopola, insomma sembrano appena usciti dal congelatore. Poi segue una lunga serie di look in cui coat e completi subiscono ogni tipo di variazione possibile, finendo nei territori ambigui e sconfinati dell’asessualità: soprabiti con inserti di pelliccia su maniche e bordi, pantaloni che diventano gonne ma soprattutto decostruzioni spinte fatte da patchwork di tessuti maschili classici, soprattutto check, che trasformano camicie, blazer, panciotti in abiti femminili asimmetrici stratificati, dalla silhouette che richiama la corsetteria. Gambaletti portati con reggicalze e Mary Jane enfatizzano il mood.