×

Editoriale

È il tempo del dramma, della profondità, dell’ombra. Le donne di Simone Rocha hanno la consistenza dei colori ad olio, la bellezza antica di un dipinto di John Constable. Sono cupe dame dagli abiti scultorei, imbevuti di buio, voluminosi e tragici. Sono damigelle oscure, avvolte da nastri e fiocchi fluttuanti. Sono ancelle perse dentro un paesaggio invernale, fasciate da caldi guanti in maglia, coperte da neri manti di pelliccia. Ma un bagliore le illumina: vesti dorate con filamenti e frange, broccati luminosi, scintillii improvvisi, riflessi di vernice rossa e vivido tartan, stampe di petali e rose, ricami floreali dalle coloriture intense. Pizzi, rasi, organze: è un tripudio di stoffe e tessuti, di stratificazioni e trasparenze, che rendono le sagome sinuose, le maniche grandi e vaporose, gli accostamenti densi di mistero. La collezione di Simone Rocha si rivela essere un componimento denso di pathos, intriso di magnetica poesia.