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Editoriale

Un paesaggio intelligente e mirabile. I bottoni di resina funzionali e decorativi, le bande a contrasto che percorrono gli orli, i nodi della cintura, le ali cannettate di una lana che si credeva tabarro. Massimiliano Giornetti ha l’intuito di ricavarsi una nicchia al di là del minimalismo, al di qua dei barocchismi. E grazie a torsioni, secchezze e scatti tamburella una ritmica marcata ma asciutta. Le forme che compongono la statuaria silhouette si sfaldano e si muovono, percorse da diagonali. Salienza forte, l’alta artigianalità che emerge nella lavorazione del crêpe di lana, degli intarsi di visone e della maglia stretch. Contribuiscono a rafforzare la geometrica e costruttivista definizione delle superfici le dense combinazioni di colore: nero, verde intenso, marrone, tocchi di giallo, avorio e rosso per un cine-dinamismo alla El Lissitzky. Ulteriori scosse sono date dalle sovrapposizioni a portafoglio, dagli avvolgimenti essenziali e dalle pieghe.