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Editoriale

Tabacco, mattone, pietra. Burgundy, blu azteco, rosa quarzo. Verde bottiglia, indaco, nebbia marina. Il défilé di Salvatore Ferragamo è un accadimento cromatico, un viaggio sensoriale. È un’esperienza artistica. È una caleidoscopica visione dell’archivio della Maison. I materiali pregiati riverberano di armonia e intensità, di cura artigianale ed alta sartorialità, di amore per la tradizione, tra seta, satin, pelle e suede. Le linee sono pure, svasate, allungate, avvolgenti. I volumi, rilassati, vagamente oversize. Le stampe foulard evocano gli anni Ottanta e i disegni di Fulvia Ferragamo. Gli stivali ricordano le sculture di Alexander Calder. La collezione ospita un omaggio ad Anni Albers, textile artist. Sfilano opere tessili effetto patchwork: ampie gonne con spacchi, vestiti lunghi, tute, cappotti. La mantella in velluto di cachemire richiama il genio del fondatore che, con materiali poveri, paglia, sughero, riusciva a creare prodotti di lusso.