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Editoriale

Se Yves Saint Laurent ha avuto un merito è stato quello di creare collezioni celebrative del potere sessuale femminile e Anthony Vaccarello riprende proprio quell’aspetto rivoluzionario che tra gli anni ’60 e gli ’80 ha profondamente cambiato, perlomeno in Francia, l’immagine della donna, complice anche l’erotismo fotografico di Helmut Newton. Così, l’ultra-corto, il nero, le trasparenze, se non il nude look, si confermano la carta vincente del designer belga, insieme al connubio maschile/femminile che mixa sartoriale e chiffon. Protagoniste indiscusse le gambe in collant velati, infilate dentro tutine o micro-shorts di pelle o denim abbinati a bluse morbide, sottili, con scolli profondi, maxi-fiocchi e/o lacci pendenti e blazer in velluto mono e doppiopetto di varie lunghezze. Ad essi si alternano mini-abiti e pantaloni skinny o corsetto a vita altissima portati dentro stivali pitonati. Il finale è tutto per long dress trasparenti con volant, pieghe e vista sull’intimo o body sgambatissimi, in nero o animalier.