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Editoriale

Una brezza, un vento lieve rincorre i lembi degli abiti di Roland Mouret. Abiti fluidi e fluenti, ondeggiano, si lasciano cullare. I volant fluttuano nell’aria e lievi nastri ton sur ton si annodano come romantiche cravatte. È una femminilità che non vuole apparire. Timida, si mostra e si cela: tessuti impalpabili coprono lo sterno, salgono fino alla nuca, lasciano solo intravedere, in trasparenza, le linee del collo. Le scollature sono raffinate e caste, pudiche, ma talvolta lasciano gocce di pelle scoperta. Pizzo chevron e motivi di greche dalle tinte notturne si rincorrono sulle camicie, giocando con il vedo/non vedo. Leggerezza e sostanza si amalgamano con armonia e raffinatezza: sete jacquard, tessuto tappezzeria, velluto a coste, a formare giacche doppiopetto, cappe, trench e gonne a pannelli con spacchi asimmetrici. Gli orli si fanno plastici, con frange arrotondate. La palette cromatica ha tinte blu acciaio, rosa pastello, bordeaux, antracite.