×

Editoriale

Una collezione che fa girare la testa quella di Peter Dundas per Roberto Cavalli per la quantità di riferimenti della sua donna viaggiatrice che indossa il dna della griffe mescolata alla fascinazione per il mondo dei nativi Americani e alle culture degli altri popoli da leggere attraverso un filtro rock che lo stilista propone nella sua visione del marchio. Il risultato sembrerebbe quello di uno scenario hippie fatto di pantaloni a zampa, camicie slacciate e giacche strette, gonnelloni etnici e top insieme a mantelle e poncho, grandi frange, velluto e un caleidoscopio di colori. Per capire la ricerca occorre scandagliare nei dettagli di cui ogni capo è pieno, come i ricami o patchwork che caratterizzano ogni pantalone oppure dalle stampe e dai tessuti scelti che possono appartenere alla tradizione navajo o giapponese guardando ai kimono o notando certi elementi che strizzano l’occhio all’opulenza dell’abbigliamento dei rodei. Impossibile una sintesi, necessario il colpo d’occhio.