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Editoriale

Un complesso labirinto di legno che ha qualcosa di orrorifico e che richiama certe atmosfere à la David Lynch verso cui Raf Simons non nasconde la propria ammirazione. Lasciata la guida di Dior, Simons ha tanto tempo per guardarsi indietro, considerare e riconsiderare il lavoro svolto e la collezione è il risultato di queste riflessioni, con molti richiami a Martin Margiela, uno dei suoi primi ispiratori. Sfilano cappotti e piumini oversize dai volumi esagerati, sovrapposti a maglie da college a V slabbrate e camicie altrettanto maxi, con maniche extralong, il tutto abbinato a pantaloni sottili al polpaccio e stivaletti stringati con bande colorate. C’è anche qualche abito femminile che conferma l’impronta a-gender dello stile di Simons, almeno dalle ultime stagioni.