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Editoriale

Cosa c’è di più simile negli Stati Uniti alla cultura tutta europea della couture? Il nuovo lavoro del duo creativo di Proenza Schouler, per la seconda volta sulle passerelle parigine, è una riflessione che sfocia nella riscoperta della tradizione tessile americana e che ha come ispirazione-catalizzatore l’opera di Sheila Hicks, l’artista tessile americana di cui Jack McCollough ha visitato una mostra. Artigianato, quindi, e ‘fatto a mano’ s’incontrano in una collezione dal gusto neo-hippie in cui spiccano tie-dye, macramè, pelle intrecciata, stampe e patchwork su top, gonne, lunghi abiti accollati o, al contrario, a sottoveste con cut-out laterali e cappotti sartoriali o in shearling decorati da clip e bottoni in ottone. Tra lunghe frange e intrecci, spiccano maxi-collane di metallo battuto che provengono direttamente dalla tradizione dei gioielli d’arte degli anni ’60 e ’70.