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Editoriale

In passerella arriva il femminismo di Miuccia Prada. Cita “La città delle donne” di Fellini nel nome della sfilata per tirare le somme rispetto alla condizione femminile comunicata dall’abito, passando in rassegna quasi cinquant’anni di moda e la sua poetica creativa. Sul piatto mette simboli come il reggiseno in bella vista lavorati a maglia e completi e cappottini di velluto recuperati dagli anni ’70. Ci sono i golfini ricamati di lana mohair che da divisa della zitellina diventano super glam. Lo stile hippie si mescola con le stampe raffiguranti icone femminili patinate. La femminilità della gonna a balze è appesantita dalla materia di cui è fatta. Il caos la fa da padrone in un mix di materiali – come la pelle, il nylon e lo shearling – e colori accostati in totale libertà insieme a piume, fili di perline e faux fur. E il messaggio che arriva è proprio questo: la donna di Prada può fare quello che vuole, a partire dalla scelta del guardaroba.