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Editoriale

Gli esseri deboli, i rifiutati, coloro che non avranno mai una carriera, insomma l’umanità più nuda e fragile va in scena sulla passerella di Prada che, per non rendere la tematica troppo pesante, usa come metafora stilistica i simboli dei film horror, da ‘Frankenstein’ a ‘The Rocky Horror Picture Show. Su una passerella tetra, illuminata solo dalla luce di 120 maxi-lampadine, camminano uomini che, pur nell’emarginazione, non rinunciano a completi e cappotti classici in nero o grigio o gessato, però con giacca spesso portata a pelle e multi-cinture di varie altezze e chiusure strette in vita. E poi nel monocromo ombratile si fanno spazio stampe e motivi pop di fulmini a zigzag e cuori trafitti su camicie e pull corposi indossati dentro i pantaloni a vita alta, mentre ancora cuori, ma sotto forma di spilla in feltro, decorano i maglioni e le giacche lucide del finale. L’idea di rinforzo e protezione dall’ostilità del mondo è data da imbracature, controspalline e maxi-tasche che richiamano il mondo militare perché chi è aggredito, prima o poi, attacca.