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Editoriale

È ancora adolescente l’uomo cui guarda Virgil Abloh per il suo marchio Off-White, un ragazzo di 17 anni che passa le notti d’estate con gli amici e che fa di T-shirt e jeans la propria uniforme, quando non resta a torso nudo con al collo una voluminosa catena. E difatti la collezione si compone soprattutto di magliette e pantaloni in denim, le prime di varie misure ma prevalentemente comode e con le maniche a ¾, raffiguranti Bart Simpson o i graffiti di Dondi White, artista afroamericano morto di AIDS nel 1998, i secondi bucati, borchiati, slavati e/o recanti scritte realizzate in collaborazione con il collega Ev Bravado. Come complemento, i marsupi e gli zaini-valigia della Rimowa, lasciati deliberatamente vuoti perché Abloh il peso emotivo dell’adolescenza non se lo vuole proprio sobbarcare.