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Editoriale

È stato il romanzo dell’americana Jacqueline Susann “Valley of the Dolls” ad ispirare la collezione di Jeremy Scott per Moschino che attinge a piene mani anche all’immaginario di Franco, il fondatore del marchio. Le “dolls” in questione sono un modo per definire le pillole antidepressive di cui si parla nel libro ma sono anche il motivo raffigurato nei capi su fondo nero o incapsulate in blister negli accessori. Ma bambole sono soprattutto quelle donne che indossano abiti da sera bidimensionali che citano i vestiti delle “paper dolls”, qui a dimensione umana, con cui hanno giocato bambine di tutte le epoche. Gli outfit da fumetto con collane di perle disegnate, pois, cardigan bon ton, trench, lingerie, abiti da sirena, pizzi e orsacchiotti sono una divertente rassegna di trompe l’oeil da guardare solo davanti, dietro infatti sono bianche come se fossero davvero di carta. Moschino coglie l’occasione offerta dal “see now buy now” mettendo in vendita subito la capsule con le pills-dolls.