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Editoriale

Tra i vicoli di Baudelaire, o negli incroci di una città imprevedibile, tra vetrine e caffè, cortili nascosti, dove il tempo scorre fugace. Max Mara traduce le architetture urbane in abiti dai precisi tagli sartoriali, dando forma a capi che mostrano la loro perfetta costruzione, grazie alla consistenza lieve e trasparente dell’organza. Trench impalpabili, ma anche spolverini in crêpe di lino e lineari cappotti in denim. I jeans sono slim e saturi di tonalità antracite, le gonne nere lunghe fino alla caviglia, i candidi kilt, allacciati sul fianco con fibbia metallica, si presentano con plissé aperti. Il logo viene ricamato o stampato ton sur ton. Le stampe floreali ricordano la natura che cresce anche tra il cemento, piccoli cardi selvatici tra i marciapiedi, nelle fessure delle strade. L’atmosfera della collezione ricorda un déjeuner sur l’herbe urbano, così contemporanea e dinamica con le sue tonalità di bianco marmo, grigio pietra, malva e fango.