×

Editoriale

I grandi classici di Max Mara fanno un bagno d’oro ma la collezione si smarca dalla tradizione traendo ispirazione dalla Germania degli anni ’20, dal Bauhaus, dal Dadaismo e dal Modernismo. L’esprit della griffe rimane nei cappotti cammello, nei tailleur gessati, nelle longuette d’altri tempi ma tutto viene un po’ scosso. L’oro abbaglia, spalmato su paillette che donano una nuova allure a maxi-coat, gonne corte e culotte e perfino ad un grigio che altrimenti sarebbe destinato all’ufficio. I capospalla, in cashmere o shearling, sono avvolgenti e morbidi. Questa donna è una pioniera, libera e indipendente. Su di lei le tute da lavoro diventano chic così come le grandi tasche che in questo caso non sono destinate a contenere attrezzi. Le righe bianche e nere sono un motivo riprodotto anche in altri colori, restituendo un’immagine divertente anche quando, con un piccolo gesto di ribellione, si indossa il giacchino corto su giacca dal taglio maschile più lunga.