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Editoriale

Indumenti e ibridazioni, assemblaggi spontanei. Il defilé è un’esperienza mutevole e multiforme, è un laboratorio d’artista, un atelier della metamorfosi. Francesco Risso è un Dottor Frankenstein moderno, plasma nuove divinità dell’Olimpo, tra poesia e sperimentazione. Porta in passerella le figlie della Venere di Milo. Indossano abiti drappeggiati, pepli contemporanei, stampati, arricciati, finemente modellati, asimmetrici, con squarci a mostrare la pelle, con paillette, cristalli, catene, pietre. Sono creature mitologiche e rivoluzionarie, si coprono di stampe, collage disordinati, immagini di antiche statue, sculture, ritagli, pois, in un mix di riferimenti, tra ispirazioni classiche ed influenze naïf. Sono naiadi, ninfe, nereidi, dentro cappottini dipinti a mano, con macchie di tempera, definiti, lineari, come monumenti bianchi, colonne doriche. Sono amazzoni scompigliate, dai bustier scultorei in pelle écru, dalle gonne a pieghe. Liriche e anarchiche.