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Editoriale

È stata una cartolina degli anni ’50 che ritraeva il mare ad ispirare la collezione di Marco de Vincenzo. Lo stilista ama partire dal tessuto nel suo processo creativo ed è riuscito nell’intento di usare ruche, orli, fiocchi e soprattutto frange come pennelli. È straordinaria la capacità di trasformare in immagine fili di cotone che prendono vita in abiti, giacche e cappotti. Non ci sono superfici lisce per de Vincenzo ma movimento ottenuto da pieghe, tagli, righe. Il dettaglio non è mai banale e denota la grande attività di ricerca: basti vedere i maxi colletti, l’asimmetria delle camicette, il lavoro sulle maniche come quelle corte con i polsini o come quelle di pizzo applicate ma anche la marina sul trench smanicato. C’è una grande confidenza con il colore e la sicurezza di trattarlo, nonostante gli accostamenti arditi tra le fantasie. Per la sera è perfetto l’abito-caftano in paillette color ruggine con la fodera in vista a righe.