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Editoriale

È pop al punto giusto la raffinata, ma non meno divertente, collezione di Marco de Vincenzo. L’aspetto più sorprendente della collezione è l’uso del colore: sulla passerella è come se apparisse uno spettrogramma in cui si accarezzano il bianco, il giallo, il rosso, il blu e il nero. Anche la grafica usa lo stesso gioco e ricorda davvero una stampa giapponese moderna. Il paese del Sol Levante è evocato dallo stilista che però non tira fuori dal cilindro il solito kimono ma usa quelle sete per dare forma a pantaloni, giacche e camicie mescolando tra loro fantasie oppure da usare per contrastare il lurex. La femminilità è esaltata dal pizzo macramè che avvolge i fianchi e dai seni incastonati negli abiti come gioielli. La gonna è lunga, sia plissé sia stretta a vita alta. E poi le pellicce che pellicce non sono ma non sono neanche piume con cui costruisce lunghi cappotti e abiti ma anche completi fatti di lunghi gilet e pantaloni.