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Editoriale

Marco de Vincenzo attinge a piene mani dalla moda del secolo scorso per immaginare il futuro. I riferimenti sono chiari ma non c’è attaccamento al modello. I più giovani del resto, non conoscendo le origini, hanno la possibilità di vedere tutto con gli occhi di oggi, godendo di certi accostamenti come se fosse la prima volta. C’è tanto in passerella: i colori, i tessuti, e le stampe si abbinano tra loro con disinvoltura, rifiutando ogni dogma. Il plissé è rigoroso e si insinua in orizzontale nelle gonne mai corte, i pantaloni di pelle sono a vita altissima e larghi sui fianchi, gli abiti sono avvolgenti. Stordisce quasi a vederlo tutto insieme il mix di tartan onnipresente, insieme alle righe l’ossessione della collezione. Frange, animalier e disegni contribuiscono a rendere vorticoso l’inverno di de Vincenzo. A fare da contraltare a questa esplosione di creatività i paesaggi lunari delle eco-pellicce: sembrano quadri da indossare.