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Editoriale

Per questa pelliccia non è stato ucciso neanche un animale. Pare che lo stilista per produrre i suoi capospalla smaccatamente variopinti e squisitamente sintetici si sia rivolto ad una fabbrica di orsacchiotti. Con buona pace degli animalisti, la pelliccia rimane sontuosa ma al contempo diventa pop stampata e in colori vistosi oppure lucida con fili di lurex. Sovrapposizioni e stratificazioni non appesantiscono la silhouette. Non ci sono regole negli accostamenti, tutto è permesso. I maximaglioni di lana a righe si portano con pantaloni palazzo in velluto, i maculati sono reinventati e non esistono in natura e i tessuti degli abiti in chiffon e organza somigliano a carte di caramelle. Lo stilista osa con il colore proponendo delle tinte quasi accecanti per l’inverno: dal verde pisello al celeste baby passando per il giallo acido che si aggiungono, tra gli altri, al blu notte, al vermiglio, al viola e al rosa cipria.