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Editoriale

Narrativa e naïf, la collezione di Marco de Vincenzo viaggia tra i ricordi di un’infanzia davanti a tv dagli schermi technicolor. Le sue creazioni sono senza segnale, no signal: il tubo catodico si spegne, il televisore rimane muto, non c’è wi-fi, la batteria è scarica, social media e app si arrestano. È un elogio alla disconnessione forzata, che rende la virtualità lontana, permette di aprire lo sguardo al mondo, scoprire le meraviglie di ogni giorno. Nelle stampe, i pixel ingranditi lentamente consentono allo sguardo di catturare l’Annunciata di Antonello da Messina e altri dipinti. Anche la natura si rivela: boccioli come quadri azzurri, verdi, rossi, preziosi, ad intarsio. Marco de Vincenzo suggerisce un’atmosfera domenicale, rilassata: leggere sottovesti, ecopellicce con texture da interno domestico, cappotti simili a vestaglie, bluse e gonne impalpabili, piumini glitterati, capi in seta, lurex, nylon, colori bambini, ingenui, giallo, azzurro, arcobaleno.