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Editoriale

‘We Are the World’, la canzone-manifesto del 1985 incisa da un supergruppo di celebrità americane per scopo benefico, è non solo il titolo del primo lavoro di Virgil Abloh per Louis Vuitton ma anche una dichiarazione d’intenti di come sarà la sua moda alla guida della storica Maison francese: inclusiva, multiculturale, intergenerazionale. Partendo dall’idea di un prisma che, colpito da una luce bianca, si divide nei suoi colori componenti, Abloh sviluppa una collezione che si apre con look in total white per poi evolversi in una palette cromatica di pastelli, colori primari, fluo, per poi toccare il nero e l’argento con un poncho metallizzato. Gli abiti sono un ibrido tra sartoriale e casual, maglie e giacche comode, pantaloni fluidi, superfici pulite, tranne che per qualche motivo floreale e qualche riproduzione de ‘Il Mago di Oz’, mentre fondine, imbracature, giubbotti protettivi zippati diventano un tutt’uno con l’abbigliamento.