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Editoriale

Le sfilate di J.W.Anderson sono sempre ricche di rimandi esistenzial-filosofici ma poi ciò che conta è lo spettacolo in sé e come quei rimandi riescano poi a tradursi in forme e materiali da indossare. Detto fatto, anche stavolta Anderson mixa reminiscenze Eighties e Nineties con Pop Art e universi immaginifici che sembrano avere radice in un mondo infantile, un po’ da cartoon. Maniche a prosciutto gonfiate all’inverosimile, corpetti con coppe che sembrano orecchie da Topolino o grosse conchiglie, top tutti una ruche, stampe à la Keith Haring, anche in total look. E poi, maniche extra-long, pantaloni svasati ma a volte chiusi verso il fondo da lacci a tono, corsetti ‘lombari’, tute ginniche ricoperte da una rete. E borse a tracolla portate incrociate come dei panieri.