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Editoriale

“Penso che sia importante rompere i codici che tu stesso hai creato”. Detto fatto, J.W.Anderson abbandona l’ambiguità di genere, suo tratto distintivo dagli esordi, per un salto nel glamour anni ’80. Lasciate divise cliniche dall’aspetto asessuato, astrazioni e sperimentazioni surreali, l’enfant prodige della moda inglese manda in passerella una party-girl con i pantaloni infilati dentro stivali a punta, a volte sovrapposti da mini-gonne in pelle a tulipano e abiti con colli alti e/o maxi-spalle, maniche ampie, drappeggi e asimmetrie, cui si aggiungono linee scultoree, le stesse che caratterizzano top e capospalla. Nonostante l’afflato vintage, il designer ha un’idea del vestire molto giovane e contemporanea, fatta di mix & match e sovrapposizioni, di colori accesi, motivi grafici, effetti spray, lucidità date dall’uso della pelle verniciata, della maglia di lurex o del lamé stampato.