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Editoriale

Sono cattivi ragazzi pieni di tatuaggi (pure in faccia) e calpestano la passerella di Junya Watanabe con fare minaccioso o forse è solo un atteggiamento. Indossano giacche di pelle di vari modelli e lunghezze, bermuda o pantaloni sopra il polpaccio ma anche leggings-track pants con orlo elastico in maglina e blazer con maniche a contrasto materico e cromatico, mentre come calzature spaziano da slippers borchiate o lisce a mocassini o stringate verniciate. Stampe floreali e simil-tattoo le portano su camicie a maniche corte e t-shirt, su cui compare anche la parola ‘ptaki’ che in polacco significa ‘uccello’. E proprio tatuaggi che rappresentano stormi di uccelli li portano i detenuti russi come desiderio di libertà.