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Editoriale

Le luci di Julien Macdonald esplodono in passerella. Sono bagliori tra le colonne e le vetrate della Chiesa di St John, in Hyde Park. Sono scintille di paillette e cristalli, di strass, perline, piccoli specchi. Sono riflessi sinuosi di lavorazioni lamé, di fili dorati, dalle sfumature del rame o del bronzo. Sono fulgori di ricami crochet, di frange finissime. Sono sensuali volute metalliche, tracce di luce nei drappi, nelle asimmetrie fluenti, nei volant lucidi e ariosi. Sono scie luminose di superfici pitonate, pelle di serpente, macchie zebrate, composizioni di placche a formare decorazioni squamate, increspature. Sono lunghi abiti argentati, body in cotta metallica, che vestono e svestono la femminilità. Sono giochi di trasparenze, nude look, spacchi audaci, scollature a V. Profili lucenti, silhouette dalle spalle definite. In una palette che attraversa tutte le sfumature dei metalli, con lampi di cobalto, limone, rosso primario, fucsia.