×

Editoriale

Di come riuscii ad amare la ripetizione perché trovai in essa la differenza. Ovvero il “dramma” del mondo industrializzato fatto in serie. Se la filosofia di Jil Sander è sempre stata un gesto unico, pulito, preciso, Rodolfo Paglialunga si rivela a suo agio nell’apparente ripetizione minimale e proietta un fascio di luce geometrica sulle figure che deve vestire. Rende così la trascendenza matematica un intenso progetto di vita fatto di intuizione e straordinaria quotidianità. I maglioni dalle diagonali compatte, le zigzagature su cappottini slim senza revers, le accennate ruche che sbucano da precisi tailleur sono le cifre di una eccentricità smorzata. Così come le maniche à gigot di una maglia con strisce in pelle, i tessuti finestrati minimali, i rombi in pelle. Fatto di accuratezza e nitore, è anti-romanticismo distillato. Una silhouette allungata e irreprensibile elettrizzata da piccole scosse e da una palette con tocchi di colore candido e corposo.