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Editoriale

Una collezione che sembra un sogno da cui ci si sveglia all’improvviso quando l’occhio cade sul dettaglio stonato, quello che non ti aspetti mentre vivi una favola. Alessandro Michele per Gucci prosegue il viaggio nel suo immaginario mettendo in scena abiti che hanno ognuno una storia a sé. Non c’è un filo conduttore se non l’ingegno del creatore che si appassiona alle ruche che porta al parossismo. I colori polverosi che rimandano alla tradizione di Gucci sono recuperati grazie all’uso copioso di paillette e di bagliori. La collezione rimescola elementi del passato come i colli vittoriani, gli abiti principeschi, le maniche a palloncino, le lettere dell’alfabeto greco, i dragoni cinesi e i completi anni ’70 con ampi revers profilati di perle e pantaloni a zampa ma ricompaiono anche quelli con le staffe dagli anni ’90. Ci si scalda con la pelliccia anche d’estate ma se piove c’è l’impermeabile che sembra il mantello di una strega del bosco.