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Editoriale

Alessandro Michele è un direttore d’orchestra che riesce a trovare l’equilibrio perfetto tra la tradizione del marchio e la sua capacità di immaginare. Gucci mette a segno un altro bel colpo con una collezione ricca e difficile da imbrigliare in una definizione. L’estate della maison fiorentina è tutt’altro che noiosa: deliziose zitelline indossano la borsa e il mocassino della zia con abiti dal collo casto su rose e trasparenze, abiti gipsy si mescolano a kimono reinterpretati all’europea, sfilano vesti da camera, completi quasi caricaturali che sembrano carta da parati. Spuntano geometrie razionaliste e passamanerie sfrontate, il fiocco è un tema ricorrente e i fiori rendono la passerella un giardino reale. Le stampe sono intellettuali e arrivano dalla Carte de Tendre, una raffigurazione allegorica della vita amorosa, inserita nelle opere letterarie di Madeleine de Scudéry vissuta nel XVII secolo. Due i miracoli: rendere armoniosa una tale quantità di suggestioni e rendere vivi i colori.