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Editoriale

Ipnotica, esoterica, poetica. La collezione di Gucci è una liturgia eclettica, sfila dentro una cattedrale che mixa archeologia e scultura, statue classiche e portali egizi. Alessandro Michele, l’alchimista della Maison de l’Amour, gioca con contaminazioni ed ibridazioni simboliche. Porta in scena echi degli anni Ottanta. Le spalle sono ampie, nette o arrotondate, sempre esagerate. Gli abiti lucenti, cosparsi di grandi paillette. I tailleur satinati, con serpenti ricamati, contrasti di colori forti. Ma vi sono anche sottane, sottovesti e pizzi bianchi, che odorano di naftalina, reminescenza di un corredo, e abiti patchwork con piccoli personaggi ricamati, come coperte della nonna. Vi è un accento sportswear che si sovrappone a tweed neutri. Ed un tocco circense: tute da clown o da trapezista, ricamate con cristalli. L’ipnosi di Gucci si tinge di glam, riflessi glitter, che abbracciano tutto lo spettro cromatico, dal viola intenso al verde mela. Contro ogni conformismo.