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Editoriale

Il titolo della collezione anticipa già il caos creativo che Alessandro Michele porta in passerella per Gucci. Difficile riassumere il mood de “Il giardino dell’alchimista”: meglio immergersi nell’atmosfera onirica dello stilista popolata di piante e fiori, riferimenti mitologici e richiami alla tradizione del marchio. Lo stile ridondante è dato anche dalla sovrabbondanza di strati, di tessuti, di fantasie e di pattern che stordiscono l’occhio di chi guarda. Si va dalla grazia orientale agli echi punk, passando da studi di entomologia e di botanica. Gli abiti sono morbidi o a balze, potrebbero appartenere ad una principessa o ad una zingara, pieni di dettagli in cui perdersi come fiocchi, polsini e cristalli. In questo clima fiabesco, trovano spazio giacche e cappotti che sarebbero adatti anche alla vita di tutti i giorni. Del resto un po’ di luccichini non hanno mai fatto male a nessuno: da provare, magari non in queste quantità.