×

Editoriale

Difficile cristallizzare in poche parole il genio di Alessandro Michele che traduce in moda la parola libertà. Non c’è un concept attorno al quale costruire una collezione ma suggestioni da rendere vive soprattutto con il colore e nei dettagli. Gli immaginari di riferimento rimbalzano come palline di un flipper: si passa dalle nobildonne rinascimentali (sua musa Caterina de’ Medici) allo Studio 54 fino alle ragazze di Brooklyn con un’opulenza che a tratti può sembrare esasperata. C’è di tutto in passerella: maglie oversize con stampe all over, perle incastonate in maglioni di lana, nuvole rosa, mix di texture, mantelle con trompe l’oeil, astrakan e abiti da sirena, maniche a sbuffo e alamari, ruche eccessive, visone come finitura, pantere e serpenti di paillette. Un inno alla vita dove è bandita la noia: pressoché assente il nero in una collezione che non ha bisogno di un codice per essere elegante.