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Editoriale

Creature irrisolte, teatrali, dalle identità plurime, sfilano per Gucci. Sono donne senza volto. Sono ragazze velate, occulte. Portano maschere sul viso. Si nascondono. Affidano agli abiti il compito di comunicare la propria identità. Recitano il proprio ruolo, danno vita ad una rappresentazione oscura, infusa di mistero. Si vestono di luce, indossano calze decorate con strass, bottoni preziosi, gioielli dorati, eppure sono presenze notturne, cupe, inaccessibili. Portano ginocchiere imbottite e collant di pizzo. Hanno collari con borchie appuntite e gorgiere al collo. Sono inquiete arlecchine riscaldate da faux fur. Sono angeliche e barocche, dentro abiti di broccato. Leziose, con minidress in pizzo. Audaci, con il completo pitonato. Rigorose, nei loro tailleur pied-de-poule. Eclettiche e disinvolte, non si curano delle bianche imbastiture a vista, dei capospalla morbidi e incompiuti, ancora da rifinire. Si coprono di profondo nero, di salvia, di porpora.