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Editoriale

Le origini si rispettano. Genny sceglie di portare sulle passerelle una collezione che riporta subito alla memoria la stagione più felice della griffe italiana. Ma per guardare al futuro, ibrida il suo passato glorioso con influenze recuperate dall’avanguardia degli anni ‘20. Il bianco domina la scena quando la falcata delle modelle risalta il candore del pantalone morbidamente indossato. La giacca sacrifica il revers ma non la spalla per un taglio rigoroso stemperato da trasparenze o da una lunghezza fluida. Dai tubini si passa ai panneggi degli abiti dove le spalle scoperte, nonostante i polsini della manica, restituiscono un pizzico di malizia alla dea greca. Tutto abbaglia: oltre al bianco, l’oro e l’argento, non solo nei dettagli ma anche come colori metallici. Dopo un lampo di nero e una virata al bronzo, irrompe un luminoso verde smeraldo in fil coupé su cui risalta l’ispirazione grafica alle opere di una delle esponenti dell’Art Déco, Sonia Delaunay.