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Editoriale

Drammatico e teatrale, Gareth Pugh porta in passerella un incubo metropolitano. Parole d’ordine: fetish, sadomaso, bondage. Ma anche: punk, decadenza, distopia. Donne senza volto, coperte da maschere grottesche, nascoste dentro copricapo fetish, dietro ventagli, immensi cappelli. Anime inquiete della notte, sagome macabre e seducenti, dai profili definiti, dalle spalle enormi, anni Ottanta, dai trench metallici, dagli impermeabili trasparenti, dai blazer simili ad armature. Donne ribelli e provocanti, indossano abiti cortissimi, kimono in pelle, slipdress oscuri, bustier, giarrettiere di plastica. Bellicose, combattive, ai piedi stivali militari. Profane, borderline, outsider. Si coprono di motivi optical, psichedelici. Si tingono di rosso e di nero. S’illuminano di maxi cristalli, fibbie, effetti stampati e colature inedite. Come presenze tormentate di un atto teatrale. Gareth Pugh compone così un omaggio a Judy Blame, mentore e icona punk, scomparso nel febbraio 2018.