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Editoriale

Donne speciali, un po’ sante e un po’ guerriere. Le vede così Gareth Pugh le eroine che fa sfilare in passerella comodamente infilate in abiti come sculture che si rifanno alla decadenza dell’Impero Romano. Il volume è un imperativo e la geometria è un’elegante ossessione per lo stilista inglese che ha il teatro nel suo dna. Il nero risplende dei mosaici d’oro incastonati su abiti, giacche e casacche lasciando spazio a divinità avvolte in trasparenze viola o bianche. Un panneggio ametista quasi scolpito ammorbidisce il tailleur dal taglio deciso color del latte. Il rigore di certe forme guarda in certi casi al Giappone con i suoi kimono che qui però hanno una profonda scollatura a V e tagli decisi, pieni, mai banali. L’écru si incontra col nero in un mix etnico e futurista insieme: divise metropolitane per una passeggiata nel deserto lunare dove anche le righe di prendisole qui assumono un’aria regale.