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Editoriale

Una collezione da toccare prima ancora che vedere. Gabriele Colangelo si è sbizzarrito in virtuosismi materici applicati a suggestioni provenienti da una vecchia Africa, quella che lo stilista ha conosciuto attraverso i ritratti di F.W.H Arkhurst, e le pitture astratte di Scott Bergey. Sembrano sculture questi abiti che sono costruiti in primo luogo dai tessuti di cui sono fatti e poi dalle linee. Nastri di velluto si posano sull’organza in un accostamento delicato di colori tenui. Per alcuni modelli è stato usato il kente, un tipico tessuto africano caratterizzato dall’intreccio di fasce sovrapposte, ma qui è proposto sfilacciato per creare un effetto pelliccia. Spunta nelle borse, negli abiti e nei capospalla la pelliccia di kidassia da portare d’estate con disinvoltura. Tra i tessuti, la georgette lavorata con delle striature che richiamano la natura di quell’Africa che ha fornito l’ispirazione.